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Transap

19/03/2015 17:56

di Davide Grazielli

A volte la vita ti chiede di fare scelte complicate. Per non parlare delle volte che non ti lascia nessuna possibilità di scelta. Ma non siamo qui a fare filosofia: il fatto è che altre volte, basta un semplice si detto d'impulso per gettarsi in qualcosa di nuovo.

 

Ed è con questo spirito che l'anno scorso io e Maria Carla ci eravamo ritrovati in mezzo ad un manipolo di ragazzi con la metà dei nostri anni ma abbastanza entusiasmo da muovere una montagna. C'era di mezzo l'Appennino, la corsa e farlo in coppia con qualcuno di speciale: troppo facile caderci dentro.

La Transappenninica era stata una sorta di rivelazione: per il modo gioioso di affrontare due giorni in giro per le mie montagne, per la serietà che comunque i ragazzi infondevano nel mettere in piedi il tutto e per la bella atmosfera che si creava con le altre coppie partecipanti. Eravamo tornati a casa con tanti bei ricordi e parecchi nuovi amici. E l'idea che esisteva ancora nella corsa una dimensione diversa.

 

Fuori questione che ci saremmo ritornati. E per non sbagliare, abbiamo coinvolto qualcuno che sapesse apprezzare lo spirito della cosa. Già, perché arrivare alla Transap pensando di andare ad una corsa... beh, non è l'atteggiamento giusto. La Transap ha una classifica, ma non vincono quelli che arrivano per primi. La Transap non ha un percorso, lascia a te l'onere di sceglierlo.  La Transap non ha ristori, ma ti insegna a fare di necessità virtù. E' una traversata in coppia dal punto A al punto B traversando l'Appennino Ligure in direzione mare. Passando per punti prestabiliti che danno un punteggio, ma tu solo scegli quanti e quali. La corsa, tanto per dire, non è neanche nominata: sei tu che decidi a che ritmo muoverti e te la puoi godere camminando o correndo, cercando di arrivare presto o tardi, mangiando barrette o polenta. Concetti semplici. Schietti. Elementari. Ma che forse diventano difficili se penso ad un certo modo di intendere la corsa in natura che si vede adesso la fuori.

 

Insomma è andata che Filippo era già dentro prima ancora che ne parlassimo, e a fargli da socio la potente macchina della propaganda di Wild Tee ha convinto il buon Giulio a lasciare i colli Euganei e ritornare in patria. Più qualche altro Wild runner che aveva saggiamente fiutato l'opportunità di farsi due belle giornate in compagnia come Luca e socio, o Sara, che il fato aveva dato in coppia (sportivamente parlando, ovvio) al buon Enrico, unico reduce del Trio Genovese dell'anno passato. E c'erano ovviamente tante coppie dello scorso anno, tra cui qualcuna agguerrita e pronta a dare battaglia.

 

Transap parte già bene. Nel senso che il venerdì sera si montano le tende e poi si mangia tutti insieme e si depistano gli avversari con improbabili scelte di percorso. Si scambiano storie, provenienze, aspettative e gira qualche bottiglia di vino. Che aiuta. Quest'anno poi eravamo ospiti della Cascina Baraban, una bella situazione partorita da ragazzi che hanno deciso di rivedere un po' i loro confini. Un idea che non fa mai male a nessuno. Poi ci si ritira in tenda che comunque siamo atleti, che diamine.

transappenninica 

L'aria pungente del mattino ci regala gli ultimi scampoli di una stellata fantastica e almeno per qualche ora ci godremo sole e vista rimandando a più tardi il pensiero dei temporali previsti. Tra lo smontaggio tenda, colazione improvvisata, impacchettamento, funzioni mattutine espletate in guerrilla-mode e camelbak esplosi partiamo che tutti hanno lasciato l'accampamento. Ma la strada è lunga. Ed è maestra, dicono. Noi invece siamo asini, perché al chilometro uno sbagliamo strada e finiamo davanti al campanile sì, ma del paese sbagliato. Negli occhi di Maria Carla rivedo il terrore degli ultimi dieci chilometri dell'anno scorso, quando alcune mie scelte di navigazione discutibili avevano prolungato oltremodo un viaggio già abbastanza lungo. Ma ci riprendiamo subito e almeno fino al secondo check-point ci accodiamo agli altri, così siamo sicuri di sbagliare tutti insieme.

 transappenninica

Arrivati in cresta inizia a rivelarsi un po'di quell'Appennino magic che solo gli intenditori conoscono. Il verde dei prati e dei boschi si mischia ad un cielo azzurrissimo percorso da nuvole bianche che creano effetti magici ed intanto troviamo il nostro ritmo, iniziando ad infilare qualche tratto di corsa ed inanellando i check-point infilati con una logica razionale sul crinale. Scelta quasi obbligata, pensiamo. E invece no, perchè qualche mente perfida decide di mischiare le carte e sottoporsi ad una caccia ai check-point che nel corso dei due giorni rivelerà storie di ordinaria follia, imprese sportive epiche e episodi di pura sopravvivenza di Bonattiana memoria. Noi, puntiamo modestamente ad arrivare prima possibile, quindi, comunque profondamente ammirati dal genio e sregolatezza dei collezionisti di punti, ci teniamo sulla via più breve. Nonostante tutto, Filippo e Giulio tentano il colpo di fare, con le loro parole, “una piccola deviazione a Reneuzzi che era tempo che volevamo andarci”. Fortunatamente basta lo sguardo di Maria Carla a farli desistere.

 transappenninica

Morale alto, ci avviciniamo all'Antola, montagna culto di ogni genovese amante dei sentieri e rivediamo i ragazzi dell'organizzazione, come sempre prodighi di sorrisi ed incoraggiamento. Ma più di tutti ci avviciniamo al rifugio, dove ci aspetta l'occasione di mettere i piedi sotto al tavolo, tanto che mandiamo un avanguardia ad ordinare il pranzo: c'è chi si dedica a birra e crostata e chi a Coca e patatine, comunque sia niente di salutare. Al rifugio troviamo anche Luca e socio. Ora, va aperta una parentesi sul fatto che Transap deve ispirare fiducia. Perchè il socio di Luca non ha mai fatto più di venti chilometri di corsa: qui è già a trentacinque e passa eppure è lì sorridente e pronto a ripartire bello contento. Giulio anche è alla prima lunga, eppure corre come una gazzella col suo passo leggero. Maria Carla viene da mesi del suo solito training regime di cinque chilometri a settimana. Appena inizia la discesa verso Caprile va avanti e chi la vede più?

 Wild Horses

Questo tratto è davvero pura essenza del trail running: discesa continua in bosco con sentiero ingaggioso ma mai troppo tecnico, e così volano i discorsi, le risate ed i pettegolezzi. Sono i miei sentieri, e davanti agli occhi mi vengono in mente i mitici out and back Righi-Antola fatti con Massi o il Prof, la Rigantoca con il cartellino ed il brodo ai ristori, il sentiero dell'Alleanza con Fabri o Ezio, tutte giornate uniche, per certi versi irripetibili, per certi versi tutte unite dallo stesso comune denominatore: vai la fuori, scegli un percorso e fallo più in fretta che puoi. E se riesci trascinati dietro qualche buon amico. Non dovrebbe essere questa il punto?

 transappenninica

Le nubi chiudono il cielo verso il mare, verso la nostra meta. E così, inconsciamente, aumentiamo tutti il passo ed i paesi passano veloci. Ora siamo concentrati su passare quell'ultima montagna per poter vedere solo più azzurro all'orizzonte. Arriva anche Sant'Alberto, ultimo avamposto dell'entroterra. E puntuale arriva anche la pioggia, così ci rifugiamo al bar dove la proprietaria ci vede stanchi ed affamati ed assieme a quattro lattine di Coca e Fanta ci porta una capiente ciotola di patatine che le toccherà riempire svariate volte con amorevole fare materno. Dopo aver convertito al culto del binomio benefico bevanda gasata e tubero fritto industriale anche il restio Filippo (continuo a credere che l'arrivo di Sparta sia in parte merito nostro  che lo abbiamo illuminato) l'acquazzone smette. Segno del destino, il mare ci aspetta. Con le ultime luci arriviamo alla colle del Bado dove tiriamo fuori le frontali e ripartiamo. Sarà il buio, sarà l'atmosfera magica del crepuscolo, sarà che si avvicina la fine, Giulio e Maria Carla più passano i chilometri e più spingono, così il bellissimo tratto fino a Case Becco vola ed una volta sbucati sulla strada ecco lì davanti la visione che aspettavamo da stamattina: il mare e le luci di Sori lì sotto. Ma non è finita, perché il tratto che porta a Sant'Apollinare è uno dei miei giri abituali e so cosa ci aspetta: è lungo, duro ed è tutto da correre. Ma oramai siamo un treno perfetto: quattro amici che dopo più di dodici ore hanno il ritmo giusto, che stanno viaggiando sulla stessa dimensione e che si sono spogliati di ogni pensiero per godersi solo il momento: magia. Arriviamo a Sant'Uberto e di qui c'è solo la picchiata verso la spiaggia. Ultimo selfie alla chiesa di Sant'Apollinare e poi compaiono le creuze mattonate, l'Aurelia e finalmente la spiaggia dove siamo i primi a comparire: i ragazzi ci chiedono se abbiamo preso tanta pioggia, e quando confessiamo che l'abbiamo scampata del tutto grazie al pit-stop di Sant'Alberto loro ci dicono che chi è appena più indietro si sta prendendo temporale su temporale tra Val Borbera e Genovesato. Non contenti, ci dirigiamo verso la pizzeria per festeggiare a dovere e rifocillarci, ci sediamo beati ed in un attimo arriva acqua a bacinelle che smette prontamente appena finito di mangiare. Uno di quei giorni nati bene, insomma. Anche perchè l'arrivo di quest'anno, Sori, è a cinque minuti da casa nostra, dove ci ritiriamo a farci una sana doccia ed una dormita in un letto vero, anche per Giulio che originariamente si propone di dormire in sacco a pelo nell'entrata per evitare le tre rampe di scale.

Al mattino belli riposati torniamo in spiaggia ed è il momento dei racconti: ogni coppia ha qualche anedotto, una storia, un incontro, un immagine. E sono tutti sorridenti, anche quelli che hanno dovuto gettare la spugna e tornare in bus, o quelli che si sono fatti otto ore sotto la pioggia monsonica. Quelli che hanno ancora voglia di farsi il bagno in mare e quelli spiaggiati sull'arenile con delle vesciche che fanno provincia. Quelli che io mai più e quelli che chiedono già da dove si parte il prossimo anno.

Tanto alla fine li ritroverai tutti, perchè la Transap quando la provi poi ti entra dentro.

E d'inverno in quelle serate in cui i sentieri saranno lontani, alle cinque sarà quasi buio ed il sole sarà solo un lampo giallo al parabreeze (per dirla con le parole del Maestro) inizierai a pensare che forse se non sbagliavamo a quell'incrocio... ma se al posto degli scarponi anno prossimo un paio di scarpe da trail... e se invece della tenda portassimo solo il sacco a pelo?... non dovevo mangiare tutto quella polenta... e alla fine dell'estate ti libererai casualmente quel weekend per ritrovare tutti quei matti con cui hai bighellonato in cerca di paesi misconosciuti e posti dove trovare rifugio. Long life Transap: dove se arrivi con il sorriso te ne vai con cento amici nuovi. Almeno finchè non ci sono in palio dei punti da mettere nel carniere.

Per la cronaca, la singolar tenzone la vincono il duo Sgarlata-Pelà con una prestazione monstre che li ha visti tracciare in lungo e largo l'intera Val Borbera sprezzanti di meteo e sentieri franati, seguiti nell'impresa dalle Manze e Haupt-Moriero: ma l'anno prossimo...

Per maggiori informazioni sull'evento potete seguire questi volenterosi ragazzi:

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