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Oltre il limite

17/09/2019 12:48

Sono le 5:25 del 19 Agosto 2019. E’ ancora buio e le condizioni del mare sono perfette  Do un ultimo sguardo a Edoardo , colui che sarà il mio angelo custode in questo viaggio , e mi tuffo. Tutto è semplice. Dentro di me non c’è ansia ne paura nonostante la notte insonne passata ad aspettare questo momento. Il viaggio, cosi mi piace definirlo, ha inizio. Comincio a nuotare nel nero delle acque antistanti a Portovenere e lo spettacolo che si realizza davanti ai miei occhi è incredibile: ad ogni bracciata che solca l’acqua migliaia di particelle di fosforo si accendono e producono scie fosforescenti che mi avvolgono e fanno sembrare il gesto atletico qualcosa di surreale. Mi emoziono. Sono appena partito e capisco che il mare mi ha dato il permesso ed è della mia parte. Continuo a nuotare rilassato e circa ogni mezz’ora mi avvicino al gommone di supporto. Bevo sali minerali e mangio un gel energetico. L’alba sta sorgendo e tutto va secondo i piani. Bracciata dopo bracciata compio i quasi 8 chilometri che mi separano da Lerici in circa 2 ore e 33 minuti.
Oltre il limite, nuoto
Dovete sapere che l’dea di compiere un’ultra triathlon è nata in me quasi per caso una sera di maggio. Avevo tra le braccia mia figlia e decisi di fare qualcosa di speciale in suo onore e di cui un giorno ne potesse andare fiera. Decisi di unire le cose che amo di più : il mare, la bicicletta e la corsa in montagna. Partire da Portovenere a nuoto, un posto che amo, arrivare a Lerici, il luogo dove abito, e raggiungere con la mia bici la montagna simbolo d’Europa, il Monte Bianco. Non volevo arrivare in vetta ma volevo circoscriverlo come fa l’UTMB, la più famosa gara al mondo di corsa in montagna. 8 chilometri a nuoto, 445 in bici e 150 chilometri di corsa. 11000 metri di dislivello totali. Con me ci sono due giovani videomakers, Pietro Canepa e Lorenzo Gabbiani, un fotografo, Nicholas Morgana, l’autista del camper, Michele Forzinetti, un massiofisioterapista, Edoardo Moscatelli e l’amico Gianluca Cipollini. Il titolo che ho scelto per questa avventura è “Oltre il Limite”.
Oltre il limite, nuoto
Sono quasi le 8 del mattino quando esco dall’acqua sulla spiaggia della Venere Azzurra a Lerici. Lì ad aspettarmi ci sono la mia famiglia, gli amici e qualche curioso che si è fermato vedendo tante persone ad aspettare e applaudire uno strano tipo uscire dall’acqua. Mi sentivo bene. Stranamente riposato e ancora carico di energia. Volevo che il nuoto fosse solo il mio riscaldamento e così è stato. Mi doccio con calma, saluto tutte le persone che erano lì per me, poi salgo sul camper che mi seguirà per tutto il corso del viaggio e mangio qualche pezzo di pane e prosciutto. Indosso il completo da bici , controllo la pressione delle gomme e alle 9 e trenta circa tra saluti e applausi riparto per la frazione bike alla volta di Courmayeur. Non mi sembra vero. Tutto quello che avevo immaginato e visualizzato nei precedenti due mesi stava accadendo. E io ero lì. Presente. Lucido e consapevole.

Quando decisi di realizzare il progetto Oltre il Limite avevo l’entusiasmo di chi sa che sta per fare qualcosa di grande e di difficile ma non si sofferma su tutto quello che può andare storto. Per me le cose erano semplici. Pensavo che non mi sarebbe successo niente di male e che tutto sarebbe filato liscio. Agli occhi di quasi tutte le persone a cui parlavo del progetto ero un ingenuo sognatore pazzo che non aveva nemmeno mai partecipato ad una distanza Ironman. Beh, tutte le critiche e i dubbi che le persone mi ponevano, stranamente mi stimolavano. Certo, anch’io avevo dubbi e paure ma alla fine ciò che resisteva sempre era l’entusiasmo e quel senso di ignoto che mi emozionava. Pensavo al progetto e mi sentivo vivo.
Oltre il limite, bici
Per le prime sei ore di bici pedalo facilmente lasciando dietro di me circa 180 chilometri d’asfalto. La Val Ferret si avvicina e io mi sento in perfetta forma. Arrivo in vetta al passo del Bracco, scendo a Sestri Levante, proseguo per Chiavari e arrivo sul passo della Scoffera in circa cinque ore. Poi comincio la discesa verso Alessandria ma decido di fermarmi a Novi Ligure per fare una doccia e mangiare un piatto di pasta cucinata da Michele, il nostro guidatore e tutto fare del team. Il morale è alto e tutto sembra facile. Con noi c’è anche Paolo Asti, assessore al Turismo di La Spezia, che innamoratosi del progetto ci seguirà per tutto il viaggio. Dopo circa un’ora decido di ripartire e di lì a poco raggiungo Alessandria e comincio a percorrere la pianura del Monferrato. E qui senza nessun preavviso la stanchezza inizia a farsi sentire. Forse più mentale che fisica. La strada è monotona e le macchine e i tir mi sfrecciano accanto innervosendomi non poco. Come se non bastasse inizia a piovere intensamente e in lontananza il cielo non promette niente di buono. Nuvole nere e fulmini fanno da cornice ad un tramonto che purtroppo non riesco a godermi come vorrei. I chilometri passano lenti e cosi prima di arrivare a Biella decido di fare un’altra sosta. E ci voleva perché in questo modo riesco a ritrovare un pò di motivazione e ad affrontare le prime ore di buio con più leggerezza. Sono circa le 23 e 30 e sono poco più di 300 i chilometri percorsi finora quando mi ritrovo sotto un vero e proprio nubifragio e sono costretto a modificare il percorso a causa della chiusura di una strada. Nel frattempo ci viene a salutare l’amico Andrea, l’ideatore della bevanda Natural Boom e partner del progetto, portando con se una ventata di entusiasmo, energia e…birra per il team. Da qui in poi comincia forse la parte più difficile di tutto il viaggio. I chilometri non passano mai, la pioggia scende insistente e la mia lucidità va via via scemando sempre di più. Penso di non farcela. Pensiero che dura qualche attimo ma è presente nella mia testa. E’ buio pesto e faccio numerose tappe. Brevi ma utili per non cedere. I ragazzi mi incoraggiano ma vedo anche nei loro sguardi la stanchezza. Sono ormai 24 ore che siamo in ballo e siamo tutti stanchi. C’è chi dorme in macchina, chi in camper e chi invece come me non dorme mai. Michele e Edoardo. Due figure che mi rendo conto essere diventati per me fondamentali. Poi accade la svolta. A circa 40 chilometri da Courmayeur mi scatta nella testa un interruttore. Mi dico “Nick hai voluto tutto questo e ora serve che dimostri a te stesso che sei in grado di farcela. Hai chiamato il progetto Oltre il Limite e ora oltre il tuo limite ci devi andare. Altrimenti tutto questo non ha senso!” Sembra tutto molto scontato detto in questo modo ma vi assicuro che in una situazione come quella che stavo affrontando, con quel livello di stanchezza e stress psicofisico, un pensiero del genere può rivelarsi decisivo per la riuscita di un impresa sportiva. Ora col senno di poi capisco che è stata proprio quella decisione dentro di me che mi ha portato alla meta. Alleggerisco i rapporti del mio Campagnolo e comincio a tenere un ritmo di pedalata agile ma efficace. Sono di nuovo carico e incredibilmente fresco. Nemmeno io so da dove siano arrivate le energie che sento. Ma ci sono e questa è l’unica cosa che conta e che cerco di non perdere. Seguo il flusso e mi ripeto che ormai è fatta. L’alba arriva, la strada sale costantemente e non mi da tregua ma alle sette e venti del mattino raggiungo Lavachey. Sono stanco sia fisicamente che mentalmente ma la parte di bici è terminata. 445 chilometri di cui la metà percorsi sotto la pioggia.
Oltre il limite, bici
Sono stremato e confuso. Sento le gambe pesanti e vedo il tempo che va peggiorando. A questo punto mi trovo davanti ad una scelta. Fermarmi e riposare, cosa che farei molto volentieri, ma con il rischio di non ripartire più. Oppure iniziare subito a correre per dare al fisico e alla testa l’input del cambio del gesto atletico. Decido di iniziare a correre anche solo per qualche chilometro da Lavachey ad Arnouva. Mi cambio, indosso le scarpe da trail ed esco dal camper senza pensarci troppo su. E incredibilmente le gambe girano bene e sento che sto facendo la cosa giusta. Arrivo ad Arnouva dopo circa 40 minuti e mi fermo per dormire una mezz’ora. Matteo Pellin, la guida alpina con cui sono in contatto, mi avverte che le previsioni meteo non sono buone e che in quota il rischio di pioggia e grandine e quasi garantito. Vengo preso dallo sconforto. Sono stanco e non ho più voglia di stare sotto la pioggia. Sono momenti difficili perché non so cosa fare e non sono più davvero sicuro di continuare. Mi sdraio sul letto del camper e faccio dei brevi micro sonni ma non riesco a riposare come dovrei. Le gambe mi pulsano e ho una sensazione di malessere generale addosso che mi impedisce di rilassarmi. E anche qui accade una svolta. Edoardo capisce il momento delicato e nonostante la sua stanchezza prende la situazione in mano e decide per me. Si avvicina, mi guarda e deciso dice: “Alle 11 esatte usciamo di qui e partiamo. Mangia e preparati.” Devo dire che quelle parole sono state per me le più importanti di tutto il viaggio. Rimango in camper per circa due ore e alle 11 esatte ci mettiamo in cammino per raggiungere Champex-Lac. Siamo io, Edoardo Moscatelli e Gianluca Cipollini. Da lì in poi saranno con me fino all’arrivo a Peuterey. La salita per raggiungere il Col Ferret è lentissima. Non riesco a entrare nel ritmo. Mi sento spossato e stanco ma nonostante tutto continuo a salire. Arrivati sulla cima del colle, una distesa di nuvole bianche arriva dal basso della valle ad una velocità incredibile e in un attimo ci ritroviamo sotto un intensa grandinata. Iniziamo a scendere verso la Fouly sotto un temporale incessante. Lampi, tuoni e acqua che viene giù senza tregua. Arriviamo a Champex intorno alle 18 e dopo circa sette ore decidiamo di fermarci, mangiare un piatto di pasta calda e finalmente di riposare come si deve. I primi 40 chilometri di corsa sono andati. Ne mancano ancora 110 circa.
Oltre il limite, trail running
Dopo circa 4 ore di sonno, quello vero, ripartiamo alle 5 e 30 del mattino. E’ ancora buio, niente pioggia e le previsioni per le prossime 24 ore sono ottime. Il morale torna ad essere alto e mi sento fresco e riposato. Ho qualche problema alla bandelletta del ginocchio destro a causa di un sovraccarico della fascia lata ma le gambe nel complesso stanno bene. Il tempo passa in fretta e raggiungiamo senza problemi Vallorcine dopo circa sei ore. Lì facciamo una breve sosta e ripartiamo alla volta di Chamonix. Le sensazioni sono ottime. Mangio costantemente panini dolci, salati e gel energetici. Corro con facilità sia in salita che in discesa e passando per l’Argentiere arriviamo a Chamonix in men che non si dica. Sosta pizza, birra e qualche foto e poi si riparte. L’idea è quella di arrivare a Les Contamines, fare l’ultima sosta per affrontare carichi la notte e poi ripartire per non fermarci più fino all’arrivo in Val Veny. Arriviamo a Les Contamines intorno alle 22 e 30 e a mezzanotte in punto siamo di nuovo fuori dal camper. Da lì la salita verso al Col de La Croix du Bonhomme è lenta ma costante. La stanchezza è tanta ma mi sento bene. E’ strano per me provare sensazioni così positive e pensare che sono passate più di 50 ore da quando mi sono buttato in mare a Portovenere. Arrivati sul colle du bonhomme decidiamo di stare alti e scendere poi verso La Ville de Glaciers. Mi accorgo però di non essere lucidissimo e ho qualche difficoltà di orientamento. Ma grazie a Gianluca riusciamo a trovare il sentiero giusto che ci porta nella giusta direzione. Da qui è un crescendo di emozioni forti. Attacco l’ultimo colle, il Col de La Signe e capisco che ormai ci siamo. Sento un’energia incredibile. Decido di allungare il passo e improvvisamente inizio a piangere. Piango come non facevo da tempo. Le lacrime scendono senza controllo e sento che sto buttando fuori tutto quello che ho dentro. Tutte le battaglie di questi ultimi anni. Tutti i sacrifici e gli sforzi fatti per essere qui. Lo sto facendo per me. Per mia figlia Sofia e per scoprire chi sono. E ora lo sto capendo con l’esperienza. Ogni fibra del mio corpo sta vivendo questa avventura incredibile che ormai sta giungendo al termine. Arrivo al rifugio Elisabetta dopo circa cinquanta minuti e chiamo Matteo Pellin chiedendo la strada per arrivare in Val Veny al campeggio La Sorgente, posto scelto per l’arrivo. Mancano circa 8 chilometri. Da qui in poi è solo discesa. Le gambe girano da sole e io non penso più a niente. Voglio solo arrivare. A circa 500 metri dall’arrivo vedo Matteo che mi viene incontro in bici con il pugno alzato. Ci abbracciamo e sorridiamo. E’ finita. Ci sono diverse persone ad aspettarmi. Per lo più sconosciuti ma festeggiamo insieme. Mi passano una bottiglia di sidro di mele. La stappo come fanno i vincitori quelli veri e mi bevo quasi tutta la bottiglia d’un fiato. E’ finita. Ancora non mi sembra vero. Le sensazioni sono intense. Sono felice ma un pò triste allo stesso tempo. E’ durato troppo poco. 8 chilometri di nuoto, 445 di bici e 150 di corsa. 603 chilometri totali in 76 ore e 7 minuti. Questo è stato il mio viaggio dentro e fuori di me. Questa è stata la mia rivoluzione. Questo è Oltre il Limite.

Oltre il limite

Photo Credit: Nicholas Morgana Foto 1 / 4 / 6 / 7, Pietro Canepa Foto/Video 2 / 3 / 5.

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